Pagina del Venerabile Carlo Sonzini

Profilo di Carlo Sonzini a cura di Padre Gianfranco Barbieri

20 Dicembre 2022 - In Discorsi

Carlo Sonzini – un profilo

Relazione a cura di padre Gianfranco Barbieri

 

Varese, 27 ottobre 2022

Sono contento di parlare di questo sacerdote, che amo molto, al quale ho dedicato tutto il tempo libero di quasi vent’anni della mia vita. E il mio cruccio era quello di vedere che passava il tempo e non arrivava il decreto di venerabilità. Quando finalmente è giunto, ho capito che non avevo speso invano tutto quel tempo che vi avevo dedicato.

Il mio impegno è stato quello di guidare il riordino dell’archivio, quindi la catalogazione degli scritti e di tutte le fonti reperibili. Poi quando si è pensato di chiedere il processo di beatificazione, Mons. Antonio Rimoldi, allora docente di storia della Chiesa, suggerì a Madre Agostina di affidare a me l’incarico della censura teologica, poi quello di fare da referente al relatore della Causa di beatificazione per il processo vaticano, Mons. Hieronim Fokcinski. Ragion per cui ho dovuto riscrivere la BIOGRAFIA SCENTIFICA, sulla base di quella preziosissima, ma senza note della Massarotto, e poi con l’aiuto di Suor Regina Zocchi e di suor Rosanna Saporiti ho postillato e commentato i TRECENTOTRE QUADERNETTI di appunti per omelie, catechesi, quaresimali ecc… 

Inoltre, dovetti leggere tutti gli EDITORIALI E GLI ARTICOLI vari del settimanale LUCE!, firmati dal Servo di Dio. Una mole di documentazione impressionante. Se poi si aggiunge che ho avuto anche l’incarico di redigere il TRANSUNTO processuale, ossia mettere in fila tutte le testimonianze indispensabili per i giudici, comprendete quale mole di lavoro mi è costato.

Tanto che un mio confratello, mi suggerì di usare tutta quella documentazione e il relativo studio per la mia laurea in teologia. Consiglio che ho seguito laureandomi in teologia pastorale. Comprendete quindi quanto io sia devoto ammiratore del Venerabile mons. Carlo Angelo Sonzini.

Vi ho detto questo per farvi comprendere cosa si richiede per mettere in piedi un processo di beatificazione!!!

Credo che pochi processi laicali richiedano altrettanto rigore e esigenza di documentazione (dalla nascita alla morte e anche dopo la morte). Resta inoltre da precisare che i processi sono sostanzialmente due: quello diocesano e quello romano.

Il processo a Milano è stato aperto dall’allora Card. Martini il 18 gennaio 1991 e si è chiuso il 23 marzo 1994. Con ben 40 sessioni e l’escussione di oltre 70 testimoni. Il 16 febbraio 2001 la commissione romana mi ha chiesto una APPENDICE

EXPLICATIVA, riguardante una spiegazione della mia censura teologica, considerata troppo succinta, e una spiegazione sul rapporto del Servo di Dio con il Fascismo. Mi sono trasferito a Roma presso il seminario lombardo e con l’aiuto di Mons. Diego Caletti, poi Vescovo di Como, ho steso altre 111 pagine integrative, che ha soddisfatto la commissione.

Che cosa mi ha spinto a spendere tanto tempo per questa figura sacerdotale? È stata la convinzione ogni giorno sempre più crescente, che il Servo di Dio meritava di essere dichiarato venerabile, e salire al più presto agli onori degli altari, perché il santo sacerdote era stato profetico nel suo ministero, senza far rumore, ma facendo molto bene affrontando anche situazioni nuove e drammatiche, come mette bene in evidenza il voto dei giudici romani.

Prima di descrivere i suoi campi di azione voglio precisare due aspetti della figura spirituale di Mons. Sonzini, che mi sembrano importanti per capire la sua spiritualità e la sua l’azione pastorale, come affermano concordemente tutti i giurati della RELATIO ET VOTA.

Egli fu Oblato, ossia un sacerdote che cercava la via alla propria santificazione nell’obbedienza cordiale al proprio vescovo. Mi Spiego. Tutti sacerdoti fanno promessa di obbedienza al proprio ordinario, ma l’oblato vi aggiunge un voto che è il modo giuridico per esprimere una profonda comunione col proprio vescovo, e così fece mons. Sonzini, lungo tutta la sua vita. Un’obbedienza mai robotica, scrisse anche lettere in cui si difendeva alzando un pochino la voce, ma sempre e solo per amore di verità. Soprattutto egli vedeva nel suo vescovo non solo un’autorità giuridica, ma anche la sua guida spirituale, il pastore del quale condividere amore per la chiesa e metodi per farla crescere, nella certezza che in tal modo il prete trova la propria via alla santificazione personale. Poiché chiese di essere ammesso a far parte della Congregazione degli Oblati il 22 maggio 1901, prima ancora di ricevere l’ordinazione sacerdotale (1 giugno 1901), abbiamo la conferma che egli fin da subito si propose di essere prete e prete santo.

L’altro titolo, quasi del tutto dimenticato, è quello di canonico teologo. Cosa comportasse concretamente questa carica a Varese, non è facile da dire.

Egli non fu mai Prevosto della città, e neppure coadiutore negli Oratori. Tuttavia essendo prete di grande cultura e di forte ingegno, egli si distinse nel formare le coscienze, attraverso la predicazione e gli scritti. Il Venerabile, fu certamente predicatore apprezzato, sempre ben preparate le sue omelie, come si evince dagli appunti personali lasciati su oltre trecento quadernetti. Ma soprattutto il suo magistero teologale lo espresse nella direzione del settimanale LUCE, che fu molto apprezzato non solo a Varese ma anche in altre zone della diocesi, al punto di stamparne ben sette edizioni

diverse. 

È dunque tenendo presente queste due caratteristiche che si comprende meglio l’opera e la spiritualità del Venerabile.

Una attenzione particolare alla donna su due versanti: quello meno ricordato, ma forse più intrigante è quello della scuola di teologia per signorine. Se noi pensiamo che solo da pochi anni il nostro Seminario di Venegono organizza Scuole di teologia per laici, vediamo che lui era arrivato quasi cent’ anni prima. Ed una diligente scolara del tempo ha lasciato i suoi appunti, così da poter ricostruire quell’itinerario, segnato dalla teologia del tempo, ovviamente, ma senza dubbio di grande valore.

Confessando e scrivendo sul Settimanale LUCE, il Venerabile veniva a conoscenza di tante situazioni dolorose, dove, soprattutto, le donne venivano sfruttate. In un articolo difese le lavoratrici dell’ago (donne che lavoravano a casa propria cucendo abiti e oggetti vari, a prezzi scandalosi), Mons. Sonzini fece la proposta di un salario minimo, che anche oggi alcune sigle sindacali stanno chiedendo per le categorie più esposte (100 anni dopo!).

Sostenne anche la nascita della Lega femminile del lavoro per la difesa e l’assistenza delle operaie e parallelamente sostenne anche l’ufficio del lavoro per i contadini che raccolse in breve ben 15.000 agricoltori!

Un altro aspetto riguarda l’accoglienza delle domestiche che venivano in cerca di lavoro a Varese, e che nella maggioranza dei casi erano giovanissime, inesperte, esposte ad ogni sorta di pericolo. Non potendo istituire un sindacato (solo il fascio se ne occupava) con astuzia ed arguzia inventà I’associazione Santa Zita (1923), che sotto le apparenze di un’associazione esclusivamente religiosa, agiva per una dignitosa sistemazione e la difesa dei diritti di quelle povere ragazze. (posso ricordare un episodio che mi ha fatto grande impressione).

Faccio notare che la sua visione della donna era assai moderna, voleva che fosse lei stessa a dare vita e ad organizzare l’associazione: così affidò ad alcune delle sue prime accolte il compito di assistere a loro volta le ragazze che bussavano a casa San Giuseppe.

Un secondo aspetto poco ricordato anche questo fu il suo impegno politico e sociale, pronto sempre a difendere i veri diritti dei lavoratori, sostenendo anche i loro scioperi e lavorando per fondare a Varese il Partito Popolare Italiano, tanto da essere chiamato dai suoi avversari il don Sturzo Varesino.

E qui, a Malnate, racconta lui stesso che tentarono di fargli del male: al termine di un suo comizio, fu fatto segno ad una fitta sassaiola. Si piegò ai Patti Lateranensi, ma solo per obbedienza al Papa del quale si fidava sinceramente. Ma fu fiero oppositore al fascismo, grazie anche ad alcune collaboratrici, che lo mettevano in guardia. Una di queste fu una certa Maria Julia Craven.

L’altro grande impegno, fu quello della direzione della buona stampa, e del Settimanale Luce, che era sorto per volere del Card. Ferrari per contrastare la massoneria (basti pensare che a Varese negli anni venti c’erano ben due logge massoniche), che allora facevano una grande propaganda antireligiosa assieme ai socialisti, che in quel tempo erano la culla del comunismo. 

Mons. Sonzini non fu il primo direttore del LUCE, ma subentrò a don Carlo Rudoni, che dopo aver avversato la guerra, si sentì di partire volontario per non dare l’occasione agli anticlericali accusare la Chiesa di mancanza di patriottismo. Costoro solevano ripetere che un buon cristiano non poteva essere anche un buon patriota. Mons. Sonzini gli subentrò e diresse il giornale per quasi 40 anni. 

Più che il fatto di dirigere il giornale, interessa sapere come dirigeva.

Faccio un esempio: un certo giorno, giunse in redazione la notizia di un tale si era suicidato, buttandosi dal ponte di Malnate. Avrebbe potuto pubblicarla prima di tutti. Avrebbe potuto fare uno scoop, come si dice oggi. Ma a chi spingeva per darne immediata notizia, rispose che prima bisognava andare a verificare, per non danneggiare la famiglia del poveretto. Così facendo avrebbe pubblicato la notizia sette giorni dopo, quando ormai era già risaputa da tutti. Ma la sua etica era rigorosa: prima la certezza e poi eventualmente la notizia.

Il grande capitolo della fondazione della congregazione delle Ancelle di San Giuseppe, per il servizio alle ragazze. A Varese le suore erano soprattutto loro. Di loro si serviva anche l’autorità pubblica per dare un tetto alle donne che si trovavano sulla strada. E presso le autorità la stima e la fiducia guadagnate dalla Congregazione credo che durino ancora oggi, nonostante il clima sociale sia completamente cambiato.

Le domestiche venivano a Casa S. Giuseppe, in via Griffi al 5, per un pomeriggio di relax, dove c’era il momento della preghiera, quello della formazione (scuola di tagli e cucito e di cucina, per far sì che le ragazze potessero pretendere qualche liretta in più e qualche rimprovero in meno), e poi mise a disposizione un pianoforte per farle divertire, affinché ringraziassero Dio d’essere nate!

La stima delle autorità verso casa San Giuseppe, ci porta ad aprire il tema di quella che lo stesso Venerabile, definì come: La Storia ebraica. I salvataggi di bambini e donne ebree che le autorità di polizia fascista portavano alla sue suore, affinché le custodissero in attesa di venire a prenderle per avviarle ai campi di sterminio. Le vicende sono addirittura rocambolesche….

Ma ancor di più occorre sottolineare che dopo la guerra, lo stesso ardore e carità, il venerabile la usò nel difendere quelle donne, che avevano collaborato col fascio, e che venivano brutalizzate, rapate ecc…, E colpiscono anche gli articoli di fuoco contro coloro che assistevano alle fucilazioni dei fascisti applaudendo. Mons. Sonzini scriveva che non c’è nulla da applaudire quando si uccide, anche per giustizia un fratello.

Molti diranno: erano altri tempi. Sì, ma il destino dei grandi e dei santi è quello di essere di esempio in ogni tempo. Penso che basti poco per tradurre tutti questi suoi insegnamenti ai tempi nostri. E non è un caso se i giudici del processo romano all’unanimità hanno dato voto positivo (9 su 9), perché la chiesa beatifica solo quei santi che hanno un messaggio attuale o attuabile, diversamente non perderebbe tempo. E il processo romano, con un giudice di lingua inglese ed uno di lingua spagnola, quindi lontani dalle nostre problematiche, ha approvato convintamente la proposta

di procedere sulla via della beatificazione. 

Il secondo giurato conclude così il suo voto: “Uomo dell’accoglienza, perché si sente amato da Dio e desidera offrire a tutti quello che Dio ha donato al suo cuore. Che la chiesa festeggi in questo piccolo grande uomo la potenza misericordiosa di Dio!”. 

L’intero gruppo dei teologi e giudici concludono la loro sentenza auspicando che “il Servo di Dio Carlo Angelo Sonzini possa giungere presto, se così piacerà al Santo Padre, alla desiderata beatificazione”.

P. Gianfranco Barbieri 

Pagina ufficiale del Servo di Dio
Carlo Angelo Sonzini

Ancelle di San Giuseppe:

Varese – Viggiù – Busto Arsizio – Guatemala

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