Omelia del Cardinale Arcivescovo nella Celebrazione Eucaristica per le Suore Ancelle di S. Giuseppe Lavoratore
Voi state celebrando, carissime Sorelle, una serie di anniversari collegati tra loro:
- il XXX della morte del Fondatore;
- il XL dell’apertura del Noviziato;
- il XLV dell’erezione della Pia Unione;
- il LXXXV dell’ordinazione presbiterale e il centesimo anno della Cresima di Monsignor Carlo Sonzini.
Tutti anniversari per voi importanti e che si assommano con il seicentesimo del nostro Duomo e il milleseicentesimo anniversario della conversione di S. Agostino.
Ricordi di Chiesa, ricordi della Diocesi e ricordi della vostra Famiglia religiosa, che in questo momento vivete nella Cappella Arcivescovile, ricca anch’essa di memorie: da S. Carlo Borromeo a tutti gli Arcivescovi successivi, compresi quelli che sono stati particolarmente vicini al Fondatore.
Scorrendo, infatti, la vita di Monsignor Sonzini, vediamo che l’inizio della sua presenza al Liceo Diocesano – quindi della sua partecipazione alla scuola seminaristica – ha avuto luogo nel 1894, coincidendo così con l’ingresso in Diocesi del Cardinale Andrea Carlo Ferrari. La sua esistenza si svolgerà poi in consonanza con tutti gli altri Arcivescovi, sino al Cardinal Montini, che gli fu vicino nel letto della sua ultima malattia e della sua morte.
Noi possiamo facilmente inquadrare la vita del Servo di Dio, che giustamente volete commemorare in questi giorni, attraverso alcuni grandi atteggiamenti:
- la carità:
- la catechesi;
- la diocesanità.
1. LA CARITÀ
La carità è stata l’anima di Monsignor Sonzini, l’anima della Congregazione ed è ancora l’anima del vostro servizio. È un aspetto che desidero sottolineare perché non soltanto ha spinto il vostro Fondatore a dedicarsi a tantissime opere, ma soprattutto lo ha portato a vivere l’attenzione agli ultimi, a coloro che nel suo tempo erano i più abbandonati e abbandonate – come le domestiche – a dar vita per loro a iniziative geniali, veramente all’altezza delle esigenze drammatiche di quell’epoca.
E sottolineo la carità di Monsignor Sonzini anche perché è l’atteggiamento fondamentale sul quale stiamo tanto insistendo nel nostro programma pastorale, che culminerà con il Convegno “Farsi prossimo”, nel mese di novembre.
C’è quindi una consonanza molto stretta tra le istruzioni fondamentali del Fondatore, di cui voi siete eredi, e il cammino della Diocesi.
Mi piace richiamare alcune sue parole:
«Siate misericordiosi, siate sempre all’erta, e nel dubbio che ci sia vero bisogno, state al comandamento di Nostro Signore. ‘Siate misericordiosi’ è al principio della carità cristiana»,
E ancora:
«Continuate nella preziosissima carità e proponete di pregare sempre le une per le altre. Insisto sulla carità; se dobbiamo e vogliamo avere delle preferenze, siano per quelle persone che più ci ripugnano o che ci sono più ingrate».
È il principio della prossimità della parabola del buon samaritano, applicata alla vostra vita e al vostro ministero e so che continuate a viverlo nell’attenzione a coloro che hanno più bisogno, che sono in maggiore difficoltà o che soffrono di più.
Ma tra tutte le Opere della vostra carità, una delle più meritevoli è certamente quella dei Sacerdoti, che vi rende particolarmente benemerite di fronte alla Diocesi.
Mi ha colpito poi un’espressione di Monsignor Sonzini, là dove, raccomandandovi l’amore tra di voi, scrive:
«Abbiate tra voi amore sorellevole». È un neologismo che non conoscevo e dice quanto ci tenesse alla carità fraterna, tanto da coniare parole nuove per esprimere ciò che voleva dalla Comunità. E aggiungeva:
«Amore sorellevole: impegno per costruire l’unità».
2. LA CATECHESI
Il vostro Fondatore viveva una carità sostenuta dalla catechesi. Agli occhi dell’intelligenza, che gli facevano cogliere tutte le minime sofferenze intorno a sé, si univano gli occhi della fede ed è per questo che insiste tanto sulla catechesi, ancora una volta in sintonia con il cammino della nostra Diocesi, soprattutto a partire dal Convegno di Busto Arsizio.
«Lo scopo caratteristico della nostra famiglia religiosa – scriveva – è di approfondirsi nello studio del catechismo, per essere ben preparate ad insegnarlo alle ospiti, particolarmente alle domestiche».
Sempre sul tema della catechesi, dava le seguenti indicazioni:
«Mi preme assai che vi formiate a profonda penetrazione delle verità della fede, ossia del catechismo. San Carlo, santamente, mi perseguita perché tutta l’Opera si imperni sul catechismo».
Dopo tanti anni da queste parole da lui pronunciate, le urgenze sono diventate più gravi. Continuiamo a raccomandare nella nostra Diocesi non soltanto una speciale attenzione al catechismo dei bambini, dei ragazzi, dei giovani, bensì pure al catechismo degli adulti.
Per questo vi chiedo di tener presente, nel vostro impegno di carità, la dimensione catechetica agli adulti.
3. LA DIOCESANITÀ
Scrive Monsignor Sonzini:
«È nello spirito delle Ancelle il particolare attaccamento al Santo Padre, al Cardinale Arcivescovo e un vivo interesse per i Sacerdoti».
È preziosa questa sottolineatura di un respiro che abbia l’orizzonte della Diocesi e della Chiesa universale. E annota:
«In Diocesi non vi è altro Istituto con l’indirizzo di materna assistenza a domestiche, operaie e impiegate, come il nostro».
Questa insistenza espressa negli scritti è stata l’impegno della sua vita e del suo legame con i diversi Vescovi, dal Cardinal Andrea Carlo Ferrari al Cardinal Giovanni Battista Montini, mostrando per ciascuno la sua premura, la sua preghiera, il suo autentico desiderio di servire.
4) L’INTERIORITÀ
Ho voluto richiamare tre grandi atteggiamenti di Monsignor Sonzini perché li ritengo preziosi per il vostro cammino presente e futuro. Sono fondamenti così solidi da colmarvi di fiducia: infatti, la casa posta sulla roccia resisterà contro i venti, le tempeste, e anche contro i terremoti.
Vorrei tuttavia ricordare un ultimo atteggiamento, che sostiene i tre pilastri, ed è quello dell’interiorità.
«La volontà di Dio non sarà la nostra, se non ci studieremo profondamente, se non rientreremo con molta serietà e buon volere nel santuario della nostra coscienza, nell’intimità dell’anima nostra, per vedere quali sono le intenzioni, i pensieri, i sentimenti che ci muovono e ci ispirano e ci determinano nel nostro operare».
Sul principio dell’interiorità abbiamo insistito nel cammino diocesano a partire dalla lettera su: «La dimensione contemplativa della vita». Dal cuore, infatti, nascono le decisioni e le grandi scelte; nel cuore dobbiamo rientrare per trovare le forza di andare avanti.
Voi, attraverso questo pellegrinaggio, ritornate al cuore della vostra Fondazione, alle vostre origini e soprattutto a Gesù Eucaristia, cuore della nostra esistenza, forma della nostra vita diocesana, modello per il vostro Istituto dedicato alla carità.
Lo pregheremo insieme per ciascuna di voi, con profonda riconoscenza, per quanto ciascuna opera nel suo servizio quotidiano, con la fiducia che il Signore guiderà i vostri passi nell’avvenire di questa nostra Chiesa.
Carlo Maria Card. Martini, Arcivescovo